La Storia d’Arezzo

LA STORIA D’AREZZO

 

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Giostra del Saracino 1931

comune Stemma Arezzo Libero Comune

La suddivisione di Arezzo in entità territoriali sub-cittadine si perde nella notte dei tempi: già un atto di donazione dell’ottobre 1025, infatti, un terreno posto fra le chiese di Sant’Agnese e di San Lorenzo viene definito "de porta sancti Andree".

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Nella configurazione che mantennero per tutto il corso del Duecento e del Trecento i quartieri aretini, ebbero origine sullo scorcio del XI secolo in concomitanza e in conseguenza del rifacimento delle mura cittadine operato nell’ultimo decennio di quel secolo. I quartieri prendevano nome da quattro porte delle mura: Porta di Sant’Andrea, Porta del Borgo, Porta del Foro e Porta Crucifera.

Arezzo era allora tutta arroccata nella parte alta del colle; la Porta di Sant’Andrea si apriva sull’antico cardo maximus, poco a monte dell’attuale incrocio fra Via dei Pescioni, Via di Colcitrone, da un lato, e piaggia San Lorenzo, Via Fontanella, dall’altro

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A sua volta la porta traeva nome da una vicina chiesa, oggi del tutto scomparsa, costruita (forse in epoca paleocristiana) sul luogo in cui, secondo una radicata tradizione fu martirizzato nel IV secolo un Sant’Andrea aretino con numerosi familiari e compagni, del quale in epoca molto più tarda si ipotizzò l’appartenenza alla famiglia Guasconi sto3

 

Per tutto il corso dell’ XIII e del XIV secolo i quartieri aretini svolsero un ruolo importante nella vita politica, giurisdizionale e fiscale della città di Arezzo: gli uffici pubblici, ad esempio, erano equamente ripartiti fra i cittadini delle quattro porte. Così come avviene ancor oggi, il quartiere di Sant’Andrea occupava il quadrante sudorientale ed era grossomodo compreso fra le attuali Piazza Grande, Via Borgunto e Via Pescioni a nord, Corso Italia ad ovest, Via Garibaldi a sud, le mura cittadine ad est.

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A partire dal 1384, con la seconda e definitiva dominazione fiorentina, i quartieri persero gran parte delle loro funzioni,sto4 conservando soltanto quella fiscale; fino al Seicento inoltrato le vecchie porte medioevali servirono infatti da base per la compilazione dei catasti sulla scorta dei quali venivano ripartite le imposte dirette.

La vecchia distrettuazione scomparve definitivamente nel 1672 quando i quartieri di Arezzo furono profondamente modificati per essere adeguati al nuovo assetto topografico della città, rispecchiato dalla cinta medicea. Soltanto il quartiere di Porta Crucifera conservò l’antica denominazione, quelli di Porta del Borgo e di Porta del Foro presero da allora a chiamarsi Santo Spirito e San Lorentino, Porta Sant’ Andrea scomparve e fra quelli che restavano si fece posto al nuovo quartiere di Porta San Clemente. Questa articolazione territoriale della città sopravvisse fino all’Ottocento.sto5 Nel XX secolo, nella seconda metà degli anni Venti, all’interno della Brigata aretina degli amici dei monumenti matura l’intenzione di ripristinare i quartieri dell’Arezzo medioevale e il segretario del sodalizio, dottor Ascanio Aretini, ne disegna gli stemmi. Ma quando nel 1930 si decide disto5 realizzare i costumi dei valletti comunali e nel 1931 di ripristinare la Giostra del Saracino il comitato rionale di Sant’Andrea non riuscì a giungere in tempo all’appuntamento: il suo stemma fu così assegnato al Rione di Colcitrone. Il quartiere di Porta Sant’Andrea fu inserito a pieno titolo nella giostra con la ristrutturazione operata nel 1932, assumendo lo stemma ed i colori che ha conservato fino ai nostri giorni.

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Quartiere Porta Sant Andrea
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