Lettera del Prof. Avv. Gian Franco Ricci Albergotti

cena vittoria01 riceviamo e pubblichiamo

Sant’Andrea: la cena della vittoria o la vittoria delle cene.

I miei rapporti con la Giostra del Saracino mi pongono nella posizione più strana di qualsiasi altro cittadino. Casa mia, il Palazzo Albergotti – Chiaromanni, in Via della Fioraia è idealmente divisa in due dall’organigramma della Giostra. La linea di confine fra il Quartiere di Porta Crucifera e quello di Porta del Foro passa proprio in mezzo al portone d’ingresso. Non ho mai capito a quale dei due Quartieri appartengo. I colori della Casata di mia madre, la Casata degli Albergotti, sono poi addirittura in Porta Santo Spirito. L’unico quartiere con il quale, in un modo o nell’altro non ho legami, è il Quartiere di Porta Sant’Andrea. Dunque, ciò che dirò non potrà certo essere tacciato di campanilismo.
Ho viaggiato per mare e per terra, sono stato a fianco di personaggi illustri, come professore universitario sono stato invitato ai più grandi conviti in Italia e all’Estero, credo di conoscere il mondo come pochi, tanto da non stupirmi ormai quasi più di niente. Ma devo confessare in tutta sincerità che ciò che ho visto la sera di sabato 3 ottobre alla Cena della Vittoria del Quartiere di Sant’Andrea, mi ha lasciato veramente esterrefatto.
Mi avevano invitato riservandomi un posto al tavolo delle Autorità. Sono stato uno dei primi ad entrare in sala, perché ero con degli amici milanesi che si sentivano un po’ stanchi e volevano sedersi. Ho potuto vedere la sala del Centro Affari nella penombra con tutti i tavoli (immensi, ciascuno della capienza di almeno settanta persone) completamente apparecchiati. L’effetto appariva stupefacente, per la grandiosità dell’organizzazione e per l’eleganza dell’arredo (e di cose grandiose nella mia vita ne ho viste!). Sempre nella penombra, la sala si riempiva a poco a poco. Non appena le luci si furono completamente accese, ho potuto ancor più rendermi conto dello sforzo enorme fatto dal Direttivo del Quartiere.cena vittoria03
Credo che ci fossero almeno un migliaio di persone, tutte rigorosamente messe a tavola con posti numerati, senza che si potessero verificare quelle odiose scene dei grandi conviti: “questo posto è occupato!”, “guardi qui c’è la mia borsa”, “qui c’è mio marito”, “non ha visto che qui c’è la mia sciarpa?” ed altre scemerie del genere. Sant’Andrea è riuscito a mettere a sedere un migliaio di persone senza chiasso, senza schiamazzi e senza che si potessero commettere errori. Organizzazione perfetta!
Ma non è tutto. Le luci accese, hanno messo in risalto ancor più la perfezione organizzativa della cena. Mi sono sempre vantato di avere partecipato ad uno dei conviti più sfarzosi che si possono mai immaginare, quello che si tenne tre anni fa per la notte di capodanno all’Hotel Kempinski di Berlino. L’ho sempre preso come punto di riferimento per misurare ogni altro convito. Credo che gli potesse stare alla pari solo la famosa cena fatta nel 1931 all’Hotel Biltmore di Los Ageles, quando furono consegnati per la terza volta i premi Oscar. Io ovviamente allora non ero nato e neanche concepito, era appena nata mia madre, ma quella cena l’ho imparata a memoria guardando la gigantografia di una foto dell’epoca, affissa in una delle sale del Biltmore. Sono stato in quest’albergo per tanto tempo ed ogni sera mi recavo in religioso silenzio a guardarmi questa foto gigante, imparando a memoria tutti i nomi degli attori, delle attrici, dei registi e dei produttori.
Non vorrei esagerare, ma credo proprio che la Cena di Sant’Andrea abbia battuto anche questa.
Prima che i camerieri cominciassero a servire, mi sono chiesto come avrebbero potuto farlo con tutte quelle persone. Poi, appena il servizio è cominciato, mi sono accorto di una cosa singolare. Non solo i camerieri erano veloci nel servire, ma oculatamente e con eleganza porgevano i piatti prima alle signore e poi ai signori. Mi direte che questa è la prassi del galateo. Certamente! Chi fa una cena che si rispetti, deve pretendere che il servizio funzioni così. Ma pensare che questo si possa realizzare con mille persone, appare veramente un azzardo. Eppure il catering della cena (grande merito al suo titolare, anche se non so chi sia) c’è l’ha fatta, senza sbagliare un colpo. La sfilata dei camerieri mi ha ricordato per un momento (non lo dico per piaggeria, ma per puro realismo), quella della cena di nozze dello Zar Ivan, nel famoso film di Eisenstein.
Sant’Andrea è riuscito a realizzare veramente una cosa grandiosa. Tutti i presenti dovrebbero riconoscergli il merito.
Tutto ciò in fondo significa una cosa. Gli Aretini, quando vogliono, non sono secondi a nessuno. Riescono a fare senza sforzo e con grande abilità quello che in altre città (non solo Italiane) costa un’enorme fatica e viene realizzato con meno successo. Genialità? Entusiasmo? Capacità organizzativa? Forse tutto questo insieme.
Il nuovo Sindaco Ghinelli dovrebbe essere orgoglioso della sua Città. Dovrebbe però dirlo forte ai suoi cittadini!
Complimenti a S. Andrea! E complimenti ad Arezzo.
(Prof. Avv. Gian Franco Ricci Albergotti)

N.d.R. Il Prof Gian Franco Ricci Albergotti, è professore ordinario dell’Università di Bologna, titolare della cattedra di Diritto processuale civile (settore disciplinare IUS 15), nonché del corso di diritto Processuale generale.

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